"Sono sconvolto. Non è il momento di parlare. Spero soltanto di trovarmi in un brutto sogno. E di svegliarmi domani mattina scoprendo che non è successo niente."
Pino Daniele, cantante
"Io Troisi l'avrei mangiato....perché quando si ama qualcosa o qualcuno lo si vuole mangiare per inglobarlo e possederlo completamente...era insostituibile...Massimo era un rigoroso, non ha mai fatto compromessi. Tanto di cappello. L'ho incontrato venerdì a Cinecittà e siamo stati a parlare quasi un'ora. Era stanco, dimagrito. Mi ha confessato "Robe', sto male", ma si è rianimato parlando del film che aveva finito pochi minuti prima. Ne era innamorato, ne parlava con parole rapide. Ricordo che mi ha detto che Il postino era la cosa più bella che aveva fatto nella sua carriera. E ora… Massimo si sta finalmente facendo quella brutta "durmuta" che sognava da anni."
Roberto Benigni, attore
"Non voglio assolutamente parlare, capite cosa provo in questo momento. Anche se Massimo merita tutto tranne il silenzio. E come se fosse morta una parte di me".
Lello Arena, attore
"La gente, la stampa, le tv stavolta hanno capito che non è morto solo un attore, ma un testimone del nostro tempo."
Gianni Minà, giornalista
"Un finale grandioso per un attore. Morire alla fine di un film che ha tanto voluto e tanto amato."
Marcello Mastroianni, attore
"Aveva finito il suo film, era felice. Non ci credo. Non posso e non riesco a dire alcunchè. Il mio, il nostro attore dei sentimenti. Sono tristissimo."
Ettore Scola, regista
"Oh, Madonna mia, che pugno allo stomaco! Massimo lo conoscevo bene, dai tempi della Smorfia, siamo anche stati vicini di casa per un certo periodo. Com'era? Teneva alto il valore dell'amicizia, aveva il gusto del divertimento. Se volevo invitarlo a una trasmissione, bastava alzare il telefono e lui era subito pronto, senza bisogno di parlare di tempo, di spazio, di soldi. Il Sud, con Troisi, ha perso una voce importante. Massimo ha restituito al cinema la vera commedia all'italiana e ha testimoniato con la sua professionalità la forza di una Napoli che va avanti, nonostante tutto. Dentro c'era la grande lezione e tradizione di Eduardo, assieme alla modernità di un personaggio nuovo. Recitava per come viveva."
Renzo Arbore, presentatore
"Il più speciale che io abbia mai conosciuto per il modo in cui gestisce la sua anima, che in ogni momento ti fa sentire di essere più grande della sua espressine fisica. Quando l'ho conosciuto ho avuto l'impressione che dietro il suo charme ci fosse un angelo. Vederlo è... una festa mobile. I suoi silenzi sono speciali, eloquenti come quando parla. E si ha sempre la sensazione che ci sia un altro significato, più segreto e più alto, dietro le sue parole. Insomma, credo che sia tra i venti grandi interpreti della storia."
Antonio Skarmèta, scrittore
"E' stato un eroe. Quanti uomini avrebbero avuto il coraggio di Massimo Troisi: ha desiderato così fortemente di portare a termine il film, da andare oltre le proprie forze. Da 15 anni ci legava un rapporto bellissimo, denso di mille episodi, avventure in barca, viaggi negli USA. Il suo modo di essere rappresentava il trionfo della vita. Peccato non averlo visto di recente. Qualche giorno fa sono andato a Cinecittà con Verdone. Avevamo appuntamento, ma siamo arrivati tardi."
Vittorio Cecchi Gori, produttore
"Io sono scozzese e Massimo era napoletano ma un elemento molto apprezzato della cultura britannica ci univa: la discrezione, la capacità di ironizzare su se stessi e soprattutto la sincerità: Massimo odiava l'ipocrisia, aveva pochi amici scelti e preferiva non vedere le persone che non gli piacevano e che erano tante. Il mio primo film (Another time, another place) gli era piaciuto molto, credo per il particolare clima di tenerezza che vi si avvisava. Da allora mi aveva detto che avrebbe voluto fare un film con me."
Michael Radford, regista
"Massimo è l' unico che mi ha aiutato e se nel film verrà fuori qualcosa di buono, lo devo a lui, ai suoi consigli. Massimo è stato gentile dal primo incontro, mi vedeva giusta per il ruolo. Io non sono bella, sono un tipo, andavo bene per fare una ragazza di paese degli anni Cinquanta, semplice, senza trucco, vestita povera, la vita stretta e le scollature dell' epoca. "Non recitare, non pensare che ci sono altre persone, parla e muoviti come fai nella vita" , diceva Massimo. Solo gli invidiosi potevano non essergli amici. Così tenero e generoso. E pensare che mentre giravo ' Vacanze di Natale '90 certi attori neanche mi offrivano la sedia, sentivo l' umiliazione di essere considerata solo una con il fisico. Sentirsi trattata con l' umanità che aveva Massimo, è stato meraviglioso. Non riesco a crederci. Soltanto due settimane fa parlavamo del nostro lavoro. Massimo era stanco, ma felice: questo film, tratto da un libro che si portava sempre dietro, che amava e conosceva a memoria, gli ha rubato con l'allegria tutte le energie."
Maria Grazia Cucinotta , attrice
"Non posso parlare: vi prego. Mi rende soltanto serena l'idea che sia andato via nel sonno, dormendo per quello che definiva
Francesca Neri, attrice
"La sua comicità era fatta di innocenza."
Clarissa Burt, ex fidanzata
"Sono stata la sceneggiatrice di tutti i film di Massimo Troisi, tranne quello girato con Benigni che ho seguito un po' più da lontano. E per una cifra di anni, sette, otto, di più sono stata la sua ragazza, condividendo con lui le cose quotidiane grandi e piccole. Ricomincio da tre è stato per tutti e due il primo film. Io ero una studentessa universitaria con la passione per la scrittura, lui aveva fatto teatro e TV con quelli della Smorfia. Abbiamo cominciato a scrivere la sceneggiatura senza avere alcuna esperienza di cinema. È andata come è andata: un successo immenso. Il legame tra me e Massimo era molto speciale, tant'è vero che anche quando ci siamo lasciati, dopo un breve distacco necessario, abbiamo ricominciato a frequentarci perché si era consumata la voglia di essere coppia ma era rimasta quella di starci vicino. L'amore, era una tesi di Massimo, in fondo non finisce, si evolve, si modifica, cambia. È un po' quello che abbiamo provato a spiegare in Pensavo fosse amore invece era una calesse, l'ultimo film diretto da lui e sceneggiato da me. Perciò ci sentivamo al telefono frequentemente. L'ho cercato l'ultima volta proprio sabato, alle 3 del pomeriggio, ma la sorella mi ha detto che riposava e quando l'ho cercato ancora era tardi. Massimo era una napoletano anomalo, terrorizzato dai sentimenti troppo forti, troppo gridati, melodrammatici. Penso che l'enorme dolore che ha suscitato questa sua morte improvvisa potrebbe addirittura infastidirlo parendogli un'esagerazione. Anche se lo avrebbe reso felice questo affetto intorno a lui. Perché Massimo aveva sempre dubbi, su tutto, e il primo dubbio riguardava se stesso e le sue capacità artistiche. Dalla sua vita, diceva di aver avuto più di quanto egli si aspettasse e addirittura più di quanto meritava. Ma l'ironia lo aiutava a minimizzare i suoi disagi psicologici. Solo negli ultimi mesi ho visto Massimo Troisi veramente avvilito. Si sentiva stanco. Non perché non potesse lavorare più come un tempo, era pigro e starsene a casa in poltrona gli piaceva, ma perché a spingerlo all'immobilità era la sua malattia e questo non lo poteva accettare. La noia di vivere non era per lui. Massimo Troisi amava la vita. Vorrei fosse ricordato senza retorica".
Anna Pavignano, ex fidanzata e sceneggiatrice


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